Lo spettacolo

Diana bambina chiuse gli occhi e danzò; sentì la luce delle stelle ondeggiare sotto le sue ciglia. Sognò un mondo meraviglioso. Quando sotto il grande platano del parco confessò il suo amore per Carlo alle amiche il cuore sembrò uscirle dal petto. Il suo primo bacio la stordì di gioia, il suo corpo fioriva nel desiderio, invaso da un turbamento che la sua innocenza non riusciva ad abbracciare. Poi quel flash, violento, come una lama; il primo. Quella luce gelida e impietosa. Fu l’inizio. E fu terribile. La sua anima in quell’attimo si divise in due. Da una parte la bambina sognatrice, dall’altra la fredda principessa. Così mentre Lady D salutava in diretta l’intero pianeta nel matrimonio più fastoso di ogni tempo, Diana nascose nel velo nuziale la prima lacrima. Nella gabbia d’oro della famiglia reale Lady D raggiunse il tetto del mondo, le copertine patinate, i sorrisi, le onorificenze e gli applausi. Diana conobbe l’abisso, il tradimento e la disperazione, cercando riparo inutilmente nei farmaci, in amanti illusori, nell’abbraccio ai poveri e ai malati. Nel fondo di un agosto Diana e Lady D si guardarono; erano state lontane per troppo tempo. Forse il posto per loro non era il mondo ma il cuore della gente, per tutti i tempi a venire.

 

Sinossi

Il sipario si apre sulla notte dell'incidente; notiziari da tutti il mondo nel buio annunciano la morte di Diana. Quando si illumina la scena troviamo Diana nuda, avvolta solo dal velo nuziale, sotto un cumulo di giornali, senza vita. Dall'alto scendono degli angeli cherubini, che rimuovono i giornali e sollevano Diana. I cherubini posizionano le lancette di un grande orologio, due ore indietro. Diana si volta fronte pubblico. Ora è viva, e può riattraversare le ultime due ore della sua vita. Si veste in fretta, va allo specchio per truccarsi. Dodi la sta aspettando nella hall dell'albergo, per fuggire via dall'ennesimo presidio dei fotografi. Ma allo specchio il rossetto le cade di mano. Qualcosa nella stanza la turba. E' l'altra parte di se', la parte pubblica, divenuta icona planetaria. E' Lady D. Diana avverte i suoi rimproveri, i rimpianti e i rimorsi, per una vita inconciliabile con la sua vera natura. Diana piange, ricorda un'infanzia ancora pura, ricorda la scuola, le lezioni di pianoforte, la danza, le amiche, ma anche i primi rancori, l'incubo in famiglia di un erede, un padre assente che l'ha venduto alla famiglia reale. Un mondo cancellato dai suoi doveri di principessa, che l'hanno imprigionata in una gabbia d'oro. Ma ecco in alto sul palco incombere Lady D, in una nuvola di porpora e oro. Anche lei ha visto morire il suo universo. Il matrimonio più fastoso della storia, i grandi incontri, un compromesso accettato con Camilla. Lady D era pronta, ma Diana, la parte liberà di se', non lo ha permesso. Così Lady D strappa indignata il suo velo nuziale, e rivive il primo parto, in una lotta furiosa con se stessa. Reprimere quel figlio in grembo o andare fino in fondo nella grande commedia della vita? La scena si sposta al livello inferiore e troviamo Diana ubriaca, alle prese con i suoi fantasmi e le violenze psicologiche che è costretta a subire. La bulimia, la competizione con Camilla, la mortificazione dei farmaci e l' infelicità sentimentale e sessuale. La sua disperazione diventa una denuncia in favore di tutte le donne, mentre su di lei cala la prigione dell'apparire. A tanta depressione si oppone Lady D, che dall'alto le rimprovera di non cavalcare l'onda degli eventi, e godersi la vita. Lady D, in un vortice di televisori che trasmettono dall'intero pianeta, grida con orgoglio la sua ascesa nel mondo della comunicazione, del glam e della moda. Ma ai primi flash dei fotografi la sua immagine si scompone; si strappa i vestiti di dosso e nuda in scena torna Diana, con la sua disperazione per una vita che non le lascia tregua, privacy e umanità. Rivive la sua parabola sentimentale, dal sogno del principe all'abisso di amanti inutili quanto vigliacchi. Mentre si concede all'ennesimo amante in preda a una voglia totale di annullamento, Lady D, la rimprovera, le ricorda i doveri verso la famiglia, infilando la lama nella carne viva di Diana: i suoi due figli. Diana reagisce con violenza, ferita nel vivo, si dispera. La sua disperazione, i suoi incubi che appaiono ovunque, contagiano ora anche Lady D, che ha un cedimento incredibile quando parla del padre morto, e di un funerale al quale non può partecipare se non accompagnata dai reali. Il suo rigore, la sua aulicità non reggono più. La verità è troppo chiara anche a lei: la sua non è vita e sempre più la sua immagine è diventata pericolosa per la famiglia reale. L'ultimo tentativo di salvarsi lo offre Diana, nello scenario dell'Angola, dove ha raggiunto tanti bambini per la campagna contro le mine antiuomo. I suoi sforzi verso chi soffre, non visti bene a Buckingham Palace, si rivelano però solo gli accessori nobili di una principessa triste. Ora nel buio il rumore di una frenata rompe il silenzio. Lady D e Diana si parlano. Cosa è successo? Lady D ha capito, il tempo è finito. Diana no, crede ancora che tutto sia possibile. Su una grande altalena sospesa nel vuoto Diana e Lady D si parlano con le lacrime agli occhi, mentre controluce la sagoma di una bambina sull'altalena attraversa la scena in senso contrario. Poi l'altalena sparisce in quinta e torna vuota. In un cielo di nuvole ecco Diana e Lady D finalmente unite in una sola immagine ascendere al cielo, dove si illumina il viso di Diana bambina. E' il ritorno all'innocenza, o forse il Paradiso. Ma è soprattutto la scia di luce che la principessa triste lascerà per sempre nel cuore della gente.

Cast creativo

Gianni Quaranta

Premio Oscar e Commendatore della Repubblica Italiana, laureato all’Accademia di Belle Arti di Brera, è stato direttore degli allestimenti scenici del Teatro La Fenice di Venezia nella stagione 1972-73 e del Teatro dell’Opera di Roma nella stagione 1984-85. Ha curato le scenografie teatrali di spettacoli di Mauro Bolognini, Filippo Crivelli, Giorgio Ferrara, Giancarlo Menotti, Luca Ronconi, Franco Zeffirelli. Scopri di più

A. J. Weissbard

A. J. Weissbard è un lighting designer e artista americano; lavora in tutto il mondo per teatri, video, esibizioni, istallazioni architettoniche permanenti. Ha collaborato con Robert Wilson, Peter Stein, Luca Ronconi, Daniele Abbado, Marina Abramovic, Bernard Sobel, Peter Greenaway, William Kentridge, David Cronenberg, Andriy Zholdak, Shirin Neshat, Gae Aulenti, Richard Gluckman, Matteo Thun, Giorgio Armani, Hugo Boss, e la “Martha Graham Dance Company”. Scopri di più

Bill Goodson

Coreografo e danzatore di successo planetario, ha ballato e coreografato i video dei Jackson Five, Michael Jackson, Diana Ross, Steavie Wonder, Gloria Estefan; ha lavorato per i Grammy Awards e per i films "Electric Boogaloo", "Jewel of the Nile" e "Back to School". Scopri di più

Silvia Frattolillo

Esordisce nel 1977 con il grande cinema, assistente di Piero Tosi e di Alberto Verso. Nel 1981 si trasferisce a New York dove ha vissuto per 7 anni collaborando come costumista con Rai Corporation, HBO ed altri importanti cable Tv. Il suo primo film firmato da costumista è di Alberto Sordi, nel 1987, Un tassinaro a New York. Scopri di più

Maurizio Metalli

Musicista, compositore, arrangiatore, produttore con molti anni di esperienza nei migliori studi di Los Angeles, dove nel 2008 ha fondato L.A. Music Sessions, una compagnia specializzata nelle registrazioni long-distance con turnisti Multi-Platinum e nominati ai Grammy Awards, tra cui il batterista Russ Miller (Christina Aguilera, Tina Turner, Natalie Cole), il percussionista Luis Conte (James Taylor, Barbra Streisand, Phil Collins), il batterista Gregg Bissonette (David Lee Roth, Joe Satriani, Steve Vai), il bassista Matt Bissonette (Elton John, Joe Satriani, Ringo Starr). Scopri di più