Una canzone italiana ogni tre in radio. Vi ricorda qualcosa?

di Jacopo Tomatis

Dopo le polemiche sul televoto popolare al Festival di Sanremo, arriva una proposta della Lega per le quote radio: una canzone su tre fra quelle trasmesse dovrà essere italiana.

“Intendiamo puntare sulla nostra musica, dare spazio gli esordienti, tutelare la nostra tradizione. La vittoria di Mahmood all’Ariston dimostra che grandi lobby e interessi politici hanno la meglio rispetto alla musica. Mi auguro infatti che questa proposta dia inizio a un confronto ampio sulla creatività italiana e soprattutto sui nostri giovani”.
A dirlo è Alessandro Morelli (fonte Adnkronos), presidente della Commissione Trasporti e Telecomunicazioni della Camera, ex direttore di Radio Padania (fra le altre sue battaglie c’è quella per l’innalzamento a 150 km/h del limite di velocità in autostrada, si scopre leggendo la sua pagina Facebook).

Morelli è infatti il primo firmatario di una proposta di legge sulle “Disposizioni in materia di programmazione radiofonica della produzione musicale italiana”, che – è stato anticipato – prevederebbe che le radio italiane, tanto i network privati quanto la RAI, riservino almeno un terzo della loro programmazione alla “produzione musicale italiana”. In più, una quota “pari almeno al 10 per cento della programmazione giornaliera della produzione musicale italiana” dovrebbe essere “riservata alle produzioni degli artisti emergenti”.

Vi ricorda qualcosa? Ad esempio, questo: “Poco a poco è nata una musica leggera nostra in cui una certa vena melodica è risorta sullo sfondo ritmico che ha invaso il mondo, compreso la Germania e il Giappone, e quindi si tratta, insistendo, di avvicinarsi sempre più a un tipo di musica nostra […] di italianizzare il tipo della musica leggera corrente, quella di creazione italiana che ha ripreso la sua via di espansione e si diffonde un po’ dappertutto”.
A dirlo è un altro Alessandro, Alessandro Pavolini, ministro della Cultura Popolare dell’Italia fascista dal 1939 al 1943, in un rapporto ai giornalisti finalizzato alla promozione e al rilancio della “musica leggera nostra”, italiana, quella insidiata dai ritmi “degli americani e degli inglesi” (i documenti si trovano in Ministri e giornalisti di Nicola Tranfaglia, e nel recente Storia culturale della canzone italiana, uscito per il Saggiatore).